Diritto all'oblio

Il diritto all’oblio: il diritto di essere dimenticati

Tempo di lettura stimato: 3 minuti.

Che cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio è un diritto riconosciuto dalla giurisprudenza italiana da diverso tempo e garantisce il diritto di un individuo a non restare esposto ai possibili danni all’onore e alla reputazione, in seguito alla pubblicazione di notizie riguardanti il soggetto, a meno che esse non siano ancora di pubblico interesse.

Il diritto all’oblio sul web

Negli scorsi anni si è discusso in molte sedi riguardo all’applicazione di questo diritto nell’ambito del web, dove, a differenza dei canali di informazione canonici (es. carta stampata), ciò che viene pubblicato resta a disposizione di tutti per un periodo indeterminato e potenzialmente infinito di tempo. Uno dei primi casi che è stato trattato dall’Autorità Garante della Privacy italiana riguardava la richiesta pervenuta da parte di un soggetto che, trascorsi diversi anni da una vicenda che l’aveva visto coinvolto nel ritiro di un messaggio pubblicitario ingannevole, chiedeva che venisse applicato il diritto all’oblio e che l’Autorità che aveva comminato la sanzione togliesse la pubblicazione riguardante il suo caso dal proprio sito internet.

Da un lato però l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sosteneva che era obbligata dalla legge a informare pubblicamente dell’attività svolta e delle decisioni prese in merito a quel messaggio pubblicitario, per impedirne la diffusione, dall’altra l’operatore pubblicitario aveva diritto a non essere più associato a quel fatto di cronaca, essendo trascorsi diversi anni, ma piuttosto all’attività che aveva svolto nel periodo successivo.

L’Autorità Garante della Privacy decise al tempo (era il 2005) che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato avrebbe potuto mantenere sul proprio sito web la pubblicazione, rispettando così le normative vigenti, ma che tale pagina fosse accessibile solamente dal motore di ricerca interno, mentre venisse rimosso dai risultati dei motori di ricerca terzi (es Google).

Il caso Costeja González

Questi episodi si fecero sempre più frequenti, fino a quando, nell’Aprile 2014, fece notizia la decisione della Corte di Giustizia Europea di dare ragione a Mario Costeja González contro Google Spagna, obbligando Google a eliminare alcuni risultati di ricerca dai suoi elenchi e impedirne qualunque accesso futuro.

Questo caso ha sollevato un polverone all’interno della comunità europea, portando Google a organizzare un incontro pubblico il 24 Luglio 2014, dove Google avrebbe spiegato come la decisione della Corte di Giustizia Europea avrebbe cambiato i risultati delle ricerche in determinate occasioni.

Il diritto all’oblio secondo Google

Nel giro di poco tempo Google, che già aveva adottato misure simili per permettere il rispetto delle leggi locali all’interno dei propri servizi “nazionali” (es google.it per l’Italia), ha realizzato e messo a disposizione del pubblico una sezione dedicata al diritto all’oblio, dove gli utenti possono inviare le proprie richieste, che vengono valutate una ad una e analizzate, evitando di dover ricorrere alle Autorità competenti in materia, a meno di discordanza tra la richiesta e l’esito della stessa.

In pratica Google non si vuole sostituire agli organi ufficiali, ma solamente facilitare le richieste inerenti il diritto all’oblio, senza appesantire il carico di lavoro degli uffici preposti. Ciò non toglie che, preso atto della decisione di Google, un utente può comunque presentare la richiesta all’Autorità Garante della Privacy del proprio paese, la cui decisione verrà comunque rispettata da Google.

Richieste e rimozioni: il report di Google

URL rimossi per il diritto all'oblioA partire dal 29 Maggio 2014, giorno in cui Google ha attivato il servizio di segnalazione per il diritto all’oblio, è stata richiesta la valutazione di più di 800 mila URL, di cui poco più di 50 mila da utenti del nostro paese. Le analisi hanno portato alla rimozione di più di 200 mila URL dai risultati di ricerca del colosso di Mountain View.

La maggior parte delle segnalazioni, stando a quello che Google riporta nella pagina dedicata al tema, riguarda Facebook, il popolare social network, ma sono stati rimossi diversi risultati anche da Twitter e YouTube.

In questa pagina Google presenta alcuni esempi di casi che si sono presentati, commentando le decisioni prese in merito. Si va dal medico che chiede di rimuovere i risultati relativi a una procedura svolta male qualche anno prima, alla vittima di un crimine che chiedeva di non essere più associata a quel brutto fatto di cronaca.

Se anche voi volete essere dimenticati, non vi resta che chiederlo a Google, compilando questo modulo.

Fonti e approfondimenti: